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Dopo 58 anni, una fondazione da ricordare

Piero Ferrero riceve il gonfalone sezionale dai fratelli Martin.

Esattamente 58 anni fa, domenica 28 gennaio 1956, 21 giovanotti si presentavano per dare l’esame da arbitro. Tra questi ben 17 furono promossi e, grazie a loro, si arrivò al numero minimo di 30 associati per poter avviare la fondazione della nuova Sezione AIA di Pinerolo. Ecco il racconto tratto dal libro commemorativo “Cinquant’Anni di Storia“, pubblicato 8 anni fa in occasione del cinquantesimo anniversario.

28 gennaio, la Provincia si esalta!

28 gennaio fondazione
Piero Ferrero riceve il gonfalone sezionale dai fratelli Martin

Nell’autunno del 1955 Ferrero realizzava un altro corso, forte di ben 21 aspiranti. La Commissione esaminatrice era di prim’ordine ed era composta da persone che comprendevano l’esigenza degli arbitri pinerolesi: c’erano l’avvocato Bertone, presidente della sezione di Cuneo e dirigente nazionale dell’AIA, il prof. Osvaldo Savio di Torino, arbitro internazionale, Domenico Giari,  fiduciario degli arbitri regionali. Era il 28 gennaio 1956, data storica, 17 promossi. Il fatidico numero di 30, indispensabile per costituire una nuova sezione, veniva raggiunto.

La provincia si esaltò, giustamente; venne rivolta formale istanza alla presidenza nazionale dell’Associazione (l’avvocato Bertone di Cuneo, amico personale di Ferrero, fu un buon padrino in sede romana). Senonché le trattative con Roma e con la casa madre di Torino non furono poi così semplici, come si potesse pensare sulle ali dell’entusiasmo estivo. Piero Ferrero viaggiò più volte a Cuneo presso l’amico Bertone, Consigliere nazionale dell’AIA; certo è che Torino mal si rassegnava a perdere ben 30 iscritti. Finalmente, dopo tante resistenze, altalena di speranze e di illusioni, il comunicato n. 1 dell’ 11 agosto 1956 della Presidenza AIA istituiva la sezione arbitrale di Pinerolo. Si volle intitolarla alla memoria di Dario Martin (Martin III), già calciatore del Pinerolo, del Torino, prestigioso anche nella nazionale azzurra.”

Certo, la storia conta, ma tanta passione non equivale a tante parole. A volte ne basta una sola a racchiudere un profondo significato: Grazie!

Garelli Roberto

 

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