Margherita Caggiano, le “Donne Arbitro”

In occasione dell’esordio in Promozione di Erica Puddu, prima donna arbitro pinerolese a raggiungere questo obiettivo, riportiamo un articolo scritto dalla nostra ex Associata Margherita Caggiano dedicato alle donne arbitro, datato 2003.

 

È proprio vero che esistono mestieri riservati agli uomini e preclusi alle donne? Se è così, l’arbitraggio è uno di questi? Immagino che molti risponderebbero sì a questa domanda. Tuttavia con i “se” e i “ma” ci si fa poco. È un fatto reale che le donne arbitrino e come tale va accettato; la risposta del gentil sesso è esigua ma determinata. Alcune ragazze sono entrate e uscite rapidamente dal mondo arbitrale, avendo colto subito che non era un’attività adatta a loro. Altre invece resistono ormai da anni; l’unica causa possibile è che a loro piace stare in campo. Come a tutti gli arbitri del resto. Hanno iniziato perché appassionate di calcio, perché il ruolo dell’arbitro le affascina. Magari anche per andarsene allo stadio qualche volta!

Quando l’arbitro nazionale Silvia Spinelli è venuta a tenere una riunione nella nostra Sezione, ha detto una frase emblematica: “Le donne sono state ammesse all’arbitraggio solo per fare pubblicità”. Anche se ciò è vero, ormai ci sono e non accettano questo tipo di compromesso; non accettano di scendere in campo per dare spettacolo; non accettano di essere guardate con aria di sufficienza da osservatori che non credono in loro.

Purtroppo le crociate ideologiche sono inutili e spesso non resta molta scelta: sopportare o andarsene. Rosa, arbitro della sezione di Pinerolo, dice: “Quando arriviamo al campo restano stupiti, ma è bello essere apprezzate a fine gara. Mi è capitato di sentirmi dire che arbitro meglio di molti uomini.” Da quest’anno ha iniziato ad arbitrare anche Martina, interessata e brillante al corso e sicura in campo: “Non ho avuto grossi problemi finora, le squadre mi sono sembrate soddisfatte, a parte qualche commento dal pubblico tipo ’vai a cucinare’ , ma vedendo gare altrui ho sentito di peggio! Ci sono dei limiti fisici oggettivi ma superabili. È vero che salendo di categoria i giocatori corrono di più, ma i colleghi uomini trovano le medesime difficoltà e, potenziando un po’ l’allenamento, si riesce comunque ad essere sull’azione.

Le donne nel calcio che cambia

Da una parte il calcio diventa ogni giorno più violento e scorretto, dall’altra i giocatori e i dirigenti si stanno abituando a vedersi dirigere da donne. Sono sempre più rari quelli che restano a bocca aperta vedendoci arrivare. A volte succedeva che, prima ancora del fischio d’inizio, il pubblico cominciasse ad urlare motti di scherno. Oggi questo non accade più. Tuttavia se le difficoltà dell’arbitraggio in sé sono molte, se per una donna sono ancora di più, è proporzionale la gratificazione che se ne trae quando la tua condotta viene elogiata. A volte addirittura si istaura una sorta di complicità con i giocatori e il clima della gara si fa più rilassato. Quando questo non accade è necessario essere severe per ottenere rispetto. Poi gli insulti ci sono per tutti e in ogni categoria; del resto non può essere altrimenti dato l’esempio delle squadre di serie A che ultimamente scaricano ogni propria responsabilità sulla classe arbitrale, perennemente oggetto di polemiche.

Per quanto riguarda l’ambiente sezionale, ci si sta bene. Si n dei buoni rapporti, a volte anche di amicizia. A ciò contribuiscono le cene e i test atletici, che l’anno scorso sono stati davvero divertenti. La sezione è uno stimolo su cui si può fare affidamento nei momenti di sconforto. Le ragazze poi legano immediatamente perché hanno caratteri simili e condividono le stesse aspirazioni e gli stessi ostacoli. Sono ragazze particolari, piuttosto grintose e sicure di sé. Dunque aspettiamo nuove donne in sezione e nel frattempo continuiamo a perseverare, mosse solo dalla passione per l’arbitraggio.