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La Storia degli Arbitri Pinerolesi, gli inizi

La Storia degli Arbitri Pinerolesi, gli inizi

La Storia è Maestra di vita. Perderla significa scordarsi di sé e di dimenticare quello che sarà il nostro futuro. Anche, se non soprattutto, la nostra sezione è ripiena di momenti storici, che contribuiscono da sempre a delineare obiettivi ed ambizioni. Questo articolo segna l’inizio di una rubrica che ripercorrerà la Storia AIA Pinerolo, sia cronologicamente che per argomenti. Le fonti saranno i due annuari pubblicati in occasione del cinquantesimo e del sessantesimo anniversario della Sezione AIA di Pinerolo.

Arbitri, un secolo fa

Era un volenteroso l’arbitro di calcio di più di un secolo fa. Più di altri ne capiva delle regole del gioco; si toglieva la giacca ed arbitrava con i calzoni neri e gilè del vestito della domenica. I falli più vistosi venivano fischiati ed a gran voce era spiegato il motivo dell’arresto del gioco. Era forse meno impegnativo di adesso, tenuto conto che la disciplina sul terreno di gioco era imposta ai giocatori dallo stesso capitano della squadra. Quindi venivano puniti i falli più plateali allorché un giocatore stramazzava a terra, oppure quando un difensore dava una vistosa sventola in area al pallone, tanto da non dubitare minimamente sulla volontarietà. Il pubblico gridava a gran voce “penalty”, ed era la massima punizione. Il fuorigioco era l’“off side”, il mani “hands”, sostantivi trapiantati in Italia dall’Inghilterra che diede i natali al foot ball. Ed anche taluni ruoli dei giocatori erano presi a prestito dalla lingua inglese: il centro mediano era il “center half”, i terzini “backs”, gli avanti “forwards”, i mediani “halves”.

Nasce l’AIA, rinasce lo Sport

La popolarità del gioco del calcio, l’aumento del numero delle partite, interessi economici e rivalità di campanile furono le principali motivazioni per istituire anche in Italia l’Associazione degli arbitri di calcio: l’Associazione Italiana Arbitri (A.I.A.), il che avvenne in Milano il 27 agosto 1911. Tra le due guerre mondiali dello scorso secolo, nella città dei Principi d’Acaia (Pinerolo ndr) esplode la pratica sportiva: tante gare di calcio, di campionato e di coppa, tornei non solo in città, ed anche gare podistiche, di fondo e di corsa, marcia a squadre in montagna; tutto nel più puro dilettantismo. Ma più di tutto piaceva il gioco del calcio per il suo carattere collettivo, la fraterna colleganza, lo spirito di squadra. In pieno periodo fascista veniva inaugurato il 27 ottobre 1929 il nuovo “Campo sportivo del Littorio” e, diciamolo, era un bell’impianto. Per lo sport pinerolese fu un periodo fecondo quello tra le due guerre mondiali.

I Pionieri del C.I.T.A.

In questa vera esplosione di attività calcistica le gare non potevano più essere dirette da arbitri improvvisati o quasi. I direttori di gara che giungevano a Pinerolo da Torino per le partite di campionato erano allora “patentati” dal C.I.T.A., il Comitato Italiano Tecnico Arbitrale, comparso a seguito della riorganizzazione dell’organico federale. Lo volle l’avv. Giovanni Mauro nel 1926, a cui oggi è intitolato un importante premio federale. Negli ultimi mesi del 1930 superarono l’esame di arbitro i primi pinerolesi: Cardonat, Piacenza, il rag. Cognonato, il dott. Sacerdote, Michele Garrone di Villar Perosa, Aldo Giaccone di San Germano Chisone, il dott. Turin di Torre Pellice.

Cardonat, uno sportivo a tutto tondo

Tra questi, una menzione speciale va al primo. Michele Cardonat lo sport l’aveva nel sangue: fisico da atleta, praticava alpinismo. pattinaggio e tirava di scherma. Tornò in Italia dopo alcuni anni in Sud America e seguì un corso arbitrale anche allo scopo di poter fornire al Foot Ball Club Pinerolo un apporto di carattere tecnico calcistico. E così Cardonat, di pomeriggio o di sera, scendeva a Torino per frequentare il corso arbitri, che si teneva allora presso il Circolo della Juventus, promosso dal C.I.T.A.

Conobbe i maestri degli arbitri piemontesi, nomi illustri quali Mattea, Pecchiura, Minà, gli avvocati Minoli e Scamoni. Poi Michele  svolse con grande entusiasmo e spiccata competenza le mansioni di Fiduciario degli Arbitri pinerolesi, pur svolgendo intensa attività e come direttore di gara e come guardalinee della massima divisione (1932, ’33 e ’34). Nel 1932 diresse il primo corso per aspiranti arbitri con regolari lezioni infrasettimanali e domenicali, che si svolgevano presso il caffè del Nord. In quegli esami del 12 marzo 1932, in un’aula dell’Istituto Magistrale Statale di Pinerolo, vennero promossi Giacomo Micca di Villar Perosa, Riccardo Albarin ed Ermanno Alliaud di Luserna San Giovanni, il maestro Giacinto Bianco di Frossasco, Di Gianni di Pinerolo ed il dott. Paschetto di Torre Pellice (questi studiò da privatista). Degli undici allievi del primo corso tenuto da Cardonat solo sei superarono l’esame.

Turina, il primo arbitro Pinerolese

Dalle scarne cronache locali di sport, il primo arbitro pinerolese risulta però essere stato Maggiorino Turina, studente universitario di giurisprudenza, poi giovane avvocato, figlio del medico condotto di San Secondo di Pinerolo. Dalla documentazione fotografica della pubblicazione “Foot Ball a Pinerolo” due immagini ritraggono l’arbitro Turina: in una gara amichevole del Pinerolo – inizio campionato 1931/32 – con le gloriose casacche bianche della Pro Vercelli dell’estroso Piola; altra la partita internazionale del 27 settembre 1933, avversario il fascio di Grenoble. La divisa dell’arbitro era classica: camicia bianca con larghi risvolti sul colletto, giacca nera a due bottoni bordata di azzurro, calzoncini e calzettoni neri. Erano grandi innovazioni rispetto ai direttori di gara inizio ’900, che si presentavano in campo calzando scarpe da passeggio, cravatta e colletto inamidato ed anche un copricapo.

Cala il silenzio bellico

Alla fine degli anni trenta, lo sport calcistico e quindi l’attività arbitrale, subirono un rallentamento forzato per gli eventi bellici internazionali. Avevano detto che la guerra, già nell’aria, sarebbe durata poco; ma l’avevano già detto anche nel 1915. Il turbine dei dolorosi avvenimenti, le chiamate alle armi, le privazioni, le partenze per il fronte: tempi dolorosi per l’umanità intera. Anche qui non si riusciva nella rassegnazione di vedere i campi di calcio quasi deserti. Qualche torneo ufficiale, pur tra mille difficoltà, venne ancora disputato all’inizio della seconda guerra mondiale, merito della fervida e pura passione di pochi, anche arbitri pinerolesi. Per qualche anno le discussioni e le polemiche concernenti lo sport del calcio erano destinate a smorzarsi per fare posto a discussioni e polemiche più drammatiche.

La guerra è finita…

L’estate del 1945 fu la stagione che segnò la rinascita del gioco del calcio, tra le rovine della guerra che un po’ avevano interessato anche il comprensorio di Pinerolo. In quella estate, squadra ed arbitro, tutti su un autocarro alimentato a carbonella, pagavano pedaggio per attraversare il ponte di fortuna sul Chisone. Rinascita ed esplosione di entusiasmo paragonabili al 1918, dopo la prima guerra mondiale.

Il Comitato Italiano Tecnico Arbitrale poi A.I.A., non fu per i fischietti pinerolesi granchè prodigo di riconoscimenti. Eppure, di elementi idonei fisicamente, capaci e perspicaci, volenterosi e preparati, tanto da affacciarsi alle massime divisioni nazionali, il pinerolese non difettava. Erano gli anni di Aldo Forin, pasticcere famoso in via del Pino, taglia atletica, che dopo aver appeso le scarpe al chiodo, fu quotato dirigente di alcuni settori dello sport minore della Federazione Italiana Giuoco calcio. Rifiorendo il calcio nel dopoguerra, anche l’attività arbitrale seguì una ripresa decisa.

Nuovi arbitri emergenti a Pinerolo

Allemandi, Doria, Ferrero, Bosio, Raimondo di Pinerolo, Negro di Torre Pellice, Spinoni di Barge erano gli arbitri emergenti. Una nota di colore: Spinoni partiva da Barge in ore antelucane sul primo treno per Torino. Era comandante delle guardie municipali e si presentava sempre in divisa da maresciallo, un bel portamento con quel mantello blu, copricapo con fregi d’oro, diceva che tale abbigliamento incuteva rispetto. Quando non poteva essere presente alle riunioni tecniche obbligatorie mandava sempre la giustificazione scritta, come prescriveva il regolamento associativo di quel periodo. Altre leve della generazione arbitrale del dopoguerra: Franco Pasquet, di Torre Pellice, scattante, mezzofondista, poteva fare di corsa Torre Pellice – Pinerolo. Marchesa Rossi Elios, maestro elementare a Cavour, diresse a Torino e l’altoparlante annunciò dopo le formazioni: “dirige l’incontro il signor marchese Rossi di Cavour”.

Piero Ferrero, il primo tuttofare

Il 1° maggio 1955 sostennero gli esami in Asti i geometri Gilli, Palazzina ed Addamo studente di ragioneria; aumentava, poco a poco, l’organico degli arbitri Pinerolesi, ma la costituzione della Sezione era ancora nel libro dei sogni. È il caso di riprendere, senza polemica alcuna, del resto è trascorso mezzo secolo, qualche osservazione concernente i rapporti dei subalpini con la casamadre di Torino, la sezione degli arbitri “Enrico Canfari”. La dirigenza torinese considerava ancora Pinerolo piuttosto provinciale, privilegiando sempre i colleghi metropolitani.

I pinerolesi, del resto, si trovavano in difficoltà grave a frequentare le lezioni tecniche sul regolamento tenute in ore serali presso la sezione torinese. Erano motivi validi di lavoro, di studio, soprattutto di scomodità di orari dei mezzi pubblici. L’anelito di istituire in Pinerolo una sezione di arbitri, sembrato a volte chimera permeata di speranza, stava per diventare realtà. Piero Ferrero rappresentava la bandiera degli arbitri, era indubbiamente il più attivo, eroicamente tenace. Conosceva bene i dirigenti di Torino, colleghi suoi di arbitraggio. Non si arrese mai, seppe entusiasmare i giovani, in un’opera di proselitismo intelligente continuata dai successori alla presidenza.

Nasce la Sezione di Pinerolo

Nell’autunno del 1955 Ferrero realizzava un altro corso, forte di ben 21 aspiranti; la Commissione esaminatrice era di prim’ordine, oltre tutto gente che comprendeva l’esigenza degli arbitri pinerolesi: l’avvocato Bertone, presidente della sezione di Cuneo e dirigente nazionale dell’AIA, il prof. Osvaldo Savio di Torino, arbitro internazionale, Domenico Giari, fiduciario arbitri regionale.

Il 28 gennaio 1956, con i 17 promossi si raggiunse il fatidico numero di 30, indispensabile per costituire una nuova sezione. Venne rivolta formale istanza alla presidenza nazionale dell’Associazione (l’avvocato Bertone di Cuneo, amico personale di Piero Ferrero, fu un buon padrino in sede romana). Senonchè le trattative con Roma e con la casamadre di Torino non furono poi così semplici, come si potesse pensare sulle ali dell’entusiasmo estivo. Piero Ferrero viaggiò più volte a Cuneo presso l’amico Bertone, Consigliere nazionale dell’AIA; certo è che Torino mal si rassegnava a perdere ben 30 iscritti. Finalmente, dopo tante resistenze, altalena di speranze e di illusioni, il comunicato n. 1 dell’ 11 agosto 1956 della Presidenza AIA istituiva la sezione arbitrale di Pinerolo. Si volle intitolarla alla memoria di Dario Martin (Martin III), già calciatore del Pinerolo, del Torino, prestigioso anche nella nazionale azzurra.

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