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La storia degli arbitri Pinerolesi, una Sezione rampante

La storia degli arbitri Pinerolesi, una Sezione rampante

Continua il cammino nella storia della Sezione AIA di Pinerolo. Dopo aver raccontato l’epopea della Fondazione, ripercorriamo gli anni immediatamente successivi, contraddistinti dall’iniziale attività in loco e non solo.

AIA Pinerolo, una missione compiuta

In quelle serate di stelle cadenti il sorriso di Ferrero gli rischiarava gli occhi, nelle sue parole alla buona, di uomo onesto, era il palpito di un’anima leale e generosa, gentile e forte ad un tempo, devota all’amicizia, alla riconoscenza, agli affetti più puri. Euforia nella famiglia arbitrale pinerolese per la sospirata ed ora conquistata autonomia. Si volle anche il gagliardetto: nel cerchio di “Associazione Italiana Arbitri” era scritto “Sezione Martin III di Pinerolo”. Se “l’operazione Ferrero” non fosse riuscita, sarebbe stato il crepuscolo degli arbitri di questa terra fatta di uomini che hanno creduto nei valori dello sport e che allo sport hanno offerto intelligenza ed energie.

Non si perse tempo; già il 9 settembre 1956 era eletto il primo Consiglio Direttivo Sezionale con Ferrero presidente, Cavallo segretario, Doria, Gabbio e Gilli consiglieri. La domenica 13 settembre Pinerolo ospitò un raduno regionale degli arbitri in occasione dell’inaugurazione della nuova sezione pedemontana. Inoltre, per un certo numero di anni le famiglie Martin attribuirono un premio, una medaglia d’oro, al miglior arbitro della sezione. In seguito, su disposizione dell’AIA centrale, le sezioni arbitrali avrebbero dovuto solo portare il nome della Città, senza altri riferimenti. Pinerolo, con riluttanza ed amarezza, rinunciò a quello del meraviglioso giocatore azzurro Dario Martin.

Trenta giovani, i primi rampanti

Aitante, distinto, brillante, era un giovane arbitro che prometteva davvero bene. Antonio Cavallo conosceva alla perfezione il regolamento e lo applicava con perspicacia. Venne designato a dirigere gare di notevole rilievo su scala regionale ed interregionale. Ahimè, fu una meteora: lasciò l’attività per ragioni di studio e divenne un bravo avvocato penalista.

Nel frattempo, la sezione di Pinerolo contava oltre 30 arbitri ed un solido  impianto organizzativo. Tra loro, alcuni elementi promettevano tecnicamente assai bene. Questi rimpiazzavano i colleghi che per motivi diversi avevano, ahimè, definitivamente sistemato in guardaroba la vecchia divisa nera bordata di azzurro. Quella giacca a due bottoni stava cedendo il posto alla casacca sempre nera, più pratica.

Erano gli anni di Ameduri (l’associato più longevo della nostra Sezione, ben 60 anni di tessera), Bolzoni, Bonetto, Cirri, Comorio, Gabbio, Gianre, Passet, Carlo Pronotto (poi Presidente del comitato locale FIGC). Non vanno però domenticati Rivò, Rostagno, Scarafia, Tappero, Trombotto, Ubino e Vaglienti, tutti partecipi al consolidamento della sezione.

Altro che Palazzetto del Ghiaccio!

Gli arbitri pinerolesi non avevano una vera sede. Spesso ci si ritrovava in sedi di fortuna, mentre i corsi per aspiranti arbitri si svolgevano in aule parrocchiali. Si incontravano per le riunioni tecniche, discutevano delle regole del gioco, si scambiavano esperienze, i più giovani si consigliavano con i colleghi anziani. Erano i primi anni di un clima associativo che migliorava, della fiducia, dei risultati lusinghieri. Timidi accenni nella certezza che la classe arbitrale pinerolese poteva assolvere con dignità al suo mandato. In questi anni erano molteplici le partite di spicco dirette dagli arbitri pinerolesi, tra cui la tradizionali amichevole Juventus A – Juventus B di Villar Perosa, ora riservata ad arbitri di spicco. In foto, la terna composta da Gilli, Cirri e Gianre.

 

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