Matteo, la felicità che comanda la passione

Matteo, la felicità che comanda la passione

Secondo articolo per i #PineTellings. La strada di Matteo Pinna parte dalla semplicità per arrivare lontano, sempre con passione e gioia.

La mia esperienza è fatta di piccoli ricordi, che rimangono impressi nella mia mente, speranzoso di poterne rivivere, anche meglio, alcuni. Partiamo dall’inizio, dall’ansia delle prime partite, per poi passare ai primi esordi ed essere catapultato a 17 anni ad arbitrare persone di 40 anni o più. Ebbene sì, perché a 17 anni appena compiuti facevo l’esordio in terza categoria. Un trauma, ma un’esperienza di vita unica ed incredibile, una palestra di vita senza eguali che mi ha formato caratterialmente.

Matteo Pinna, semplice e motivato

Sapete quali sono i ricordi più belli delle partite d’allora? La semplicità. Sì, la semplicità di arrivare al campo accompagnato da mio padre, che dopo una breve dormita in macchina, entrava puntuale all’interno dello “stadio” per essere il mio primo vero tifoso. La semplicità di avere osservatori che prima di essere tali erano amici, maestri che volevano solo insegnarmi qualcosa della loro enorme esperienza. Uno di questi per me è stato Claudio Cannetti. Ricordo la partita di Terza Categoria a Fossano. Era venuto a vedermi e dopo la partita mi chiese se fossi diventato pazzo perché durante la gara un calciatore mi era venuto in contro per protestare e io non ho accennato minimamente ad indietreggiare. “E che problema c’è?” gli risposi “se indietreggio sembra che abbia paura, se rimango fermo lui sa che non ho paura”. Non avevo ancora coscienza in quel periodo di quello che era la violenza sugli arbitri, tema molto grave, ma che sembra stia diminuendo in questi ultimi anni.

Insieme a tante semplicità, arrivano anche le delusioni. San Giuliano Nuovo, una frazione di pochi abitanti vicino ad Alessandria. Era marzo, faceva già un caldo incredibile e mentre correvo subivo più pressioni da parte dei moscerini che da parte dei calciatori. Non so cosa mi successe quel giorno, ma sbagliai tutto, ma davvero tutto. Ogni fischio era emesso a caso ed i calciatori si erano ormai arresi. L’attimo più triste è quando fischiai un fallo e mi resi immediatamente conto di aver sbagliato. “Ora mi mangiano” fu il mio primo pensiero. Ed invece nulla, si erano persino arresi di protestare. Fu in assoluto la cosa più triste della mia carriera da arbitro. Arrivavo purtroppo da 3 anni particolari in cui militai nel campionato di Promozione come arbitro, e quella partita purtroppo mi ammazzò.

Matteo Pinna, mollare non è previsto

Nei giorni a venire non trovai la forza di poter pensare di andare ancora avanti come arbitro e, forse sbagliando (ma con i ma ed i se non si fa nulla), decisi di passare a fare l’assistente. Avevo due certezze in quel momento. Non abbandonare l’AIA, dal momento che mi trovavo bene con tutti, e la dannata voglia di potermi riscattare. E così feci. Fare l’assistente mi ha dato tantissime gioie e continua a darmene tutt’ora. In regione ho molti ricordi positivi, che vanno dalle prime trasferte “lunghe” sul Lago Maggiore, alle partite in coppia con amici della sezione. Guglielmo, Pierluigi e Gianluca erano i principali, ma sono uscito praticamente con tutti. Sicuramente il ricordo più bello fu durante lo spareggio per la promozione in serie D Borgaro-Juve Domo disputata a Biella. 1500 persone circa come tifo, mai vista una cosa del genere in Piemonte. Il frastuono del pubblico era talmente forte che per quanto urlassi all’arbitro, non c’era verso di farmi sentire.

E per finire, l’esperienza della Serie D: qualcosa di unico. L’esperienza da nazionale è una cosa che auguro a tutti, non tanto per la partita in sé, che rimane pur sempre una partita, ma per tutto quello che gira attorno. Si iniziano ad organizzare le prime trasferte lunghe: viaggi infiniti in macchina, in treno, in aereo e hotel per le partite più lontane. Ci sono stati colleghi che per la prima volta hanno preso un aereo grazie all’AIA. Ho in mente scene comiche all’aeroporto di colleghi che pensavano si potesse imbarcare di tutto e di più su un aereo!

Un viaggio chiamato passione

Quindi inizi a conoscere colleghi da tutta Italia e inizi a girare l’intero Paese. E magari ti ritrovi, come mi è successo, a bere una buona birra sul terrazzo dell’hotel di Olbia la sera dopo la partita, contento del fatto che fosse andata bene, assieme ai tuoi colleghi, mentre osservi il tramonto del sole sulla baia. Che spettacolo, l’acqua rifletteva il sole e si sentiva una leggera brezza provenire dal mare. Un ricordo che penso mi accompagnerà per sempre. O magari ti ritrovi a Brindisi con altri 10 colleghi, la maggior parte romani. Non avete idea, i romani ti fanno piegare dalle risate. Quella sera a cena e nel dopo cena non smettevo più di ridere. Siamo rientrati in hotel che avevo male alla mandibola a forza di ridere. Piangevo dalla felicità!

Tuttavia, la cosa bella, ed è forse la più bella, è la facilità di diventare amici. A Brindisi eravamo dieci persone che non si erano mai viste prima, ma nel giro di pochi minuti eravamo già amici, parlavamo già di tutto. Il giorno dopo saremmo andati ognuno a fare la propria partita, e pensavamo solo a far bene la nostra e a rivederci alla sera in aeroporto per tornare a casa per raccontarci come era andata, in qualunque modo, bene o male.

Questa è la mia breve esperienza. In tutto questo non vi dirò mai perché bisogna fare l’arbitro, non vi chiederò mai perché fate gli arbitri. Quella è una cosa tutta vostra, dovete trovare voi gli stimoli che vi portino avanti. Vi ricordo che ognuno di voi sceglie quale è la sua serie A, l’importante è divertirsi. Io mi diverto, e spero che possiate divertirvi anche voi.

Matteo Pinna