Beltra, la sensazione come motivazione

Beltra, la sensazione come motivazione

Il sesto #PineTellings si prende una licenza. Niente nome, ma un soprannome che racconta una grande passione. Quella di Claudio “Beltra” Beltramino.

La mia avventura nel mondo arbitrale è stata un’altalena di emozioni. Dato che la vita è fatta di numeri ve ne citerò alcuni. Il 9 dicembre 2007 divento arbitro AIA all’età di 24 anni. Un dì, dopo 3 stagioni di arbitraggio sezionale, viene Roberto “Roby” Garelli, conosciuto come mister della squadra sezionale durante vari tornei. La proposta avanzata è quella di diventare assistente arbitrale, nonostante le mie possibili perplessità sui miei 27 anni, età ritenuta troppo avanzata per poter transitare all’OTR.

Beltra, una decisione che conta

Prendo la decisione di diventare Assistente consapevole che non conoscevo nulla del ruolo, intraprendendola quasi come un’avventura. Ho relativamente poca esperienza arbitrale e di calcio non capisco molto. Nonostante ciò, a 29 anni, dopo 2 stagioni e 60 gare in attivo sono promosso in Serie D, assieme al mio socio di battaglia Beltramo Marco.

In CAN D rimasi 3 anni, dove un mix di fortuna e di bravura mi hanno permesso di far parte della terna di partite amichevoli con squadre affascinanti come l’Italia di Prandelli e la Juventus di Conte. Senza dimenticare il calcare campi con 5000/6000 spettatori come Siena e Matera, la partecipazione per 3 volte al Torneo Internazionale di Viareggio, le trasferte in Sardegna e tanto altro. Grandi esperienze ed emozioni uniche, vissute con persone meravigliose, ed interrottesi all’età federale di 31 anni e dopo 72 gare.

Un’epifania e tante nuove sensazioni

Dopo il ritorno OTS, trascorro 3 anni di distacco dalla Vita Sezionale, per motivi personali. Questo periodo si interrompe alla chiamata di Mauro Vignolo per una compresenza durante il Corso Arbitri. Così, in una sera, ho la fortuna di conoscere una persona che mi trasmise, a sua insaputa, fiducia, autostima e voglia di fare, sensazioni che avevo perso.

A partire dal 2018, il Consiglio mi attribuisce la “gestione” del Polo di allenamento, credendo che questo riconoscimento terminasse le emozioni forti legate alla Sezione. Tuttavia, non è così. Certo, ho provato euforia, felicità, orgoglio, ma queste sono sensazioni che ho condiviso solo con alcuni associati. Invece, durante l’ultima cena sezionale, a mia insaputa, il presidente Puddu mi chiama per ritirare un premio per l’impegno profuso. Quando mi alzo, sono letteralmente sommerso da applausi (e da qualche coro!), che cessarono solo nel momento in cui mi risiedo al tavolo.

Beltra, Volersi bene tutti insieme

A 35 anni, ho capito che quegli applausi e quei cori non erano per i miei traguardi personali, ma erano frutto di emozioni collettive che i ragazzi e gli invitati provavano nei miei confronti. Tutto questo è inappagabile ed impensabile possa avvenire attraverso un rettangolo di gioco, senza infamia e senza lode non per tutti. Concludo ringraziando coloro che perderanno il proprio tempo per leggere la mia esperienza, con la speranza che i lettori possano trarre una propria morale.

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