Stefano, emozione e responsabilità

Stefano, Responsabilizzare ed Emozione

Decimo (e per ora ultimo) PineTellings. A raccontare un’emozione tra campo e gruppo è il Mister della Squadra Sezionale Stefano Sechi.

Scrivere della mia esperienza nel mondo degli arbitri mi offre un occasione di fare quasi un riassunto, dopo circa 10 anni di vita associativa nell’Associazione Italia a Arbitri.

Essere arbitro per me è un completamento di un percorso iniziato nel mondo del calcio fin da bambino e che non si è mai interrotto, neppure ora a distanza da più di 30 anni dalla prima volta che entrai in un campo da calcio.

Stefano Sechi, una Squadra da aggregare

Tuttavia, oltre all’aspetto puramente sportivo e tecnico, vi è un aspetto umano che considero forse persino più importante. Un aspetto umano che mi ha permesso di conoscere persone meravigliose con le quali nel corso degli anni in sezione si è creato un rapporto umano di reciproca stima e amicizia.

Essere arbitro già di per se comporta responsabilità e crescita personale notevoli. Nel mio caso, anche il ruolo di responsabile della squadra sezionale ha comportato dispendi notevoli, ampiamente ripagati in termini umani. Qui ho conosciuto e apprezzato i tanti giovani che si sono avvicinati nel corso di questi ultimi anni a questo gruppo, in cui ho cercato di fare in modo che fossero il centro del progetto.

Non posso inoltre dimenticare i momenti particolarmente significativi per me come arbitro. Ricordo quando, in seguito ai fatti drammatici dell’alluvione di Olbia, mi ritrovai io, arbitro sardo, a fare un minuto di silenzio in segno di doveroso rispetto verso i miei corregionali.

Oppure, diametralmente opposto come emozione, quando portai qualche anno fa al torneo AIA di Milano. Decine di giovani arbitri della sezione a passare due giorni confrontandoci con realtà provenienti da tutte le sezioni d’Italia, finendo nella magica atmosfera di un San Siro dedicato solo agli arbitri. Ultimi in ordine cronologico i due giorni passati a la spezia con la squadra. Vivendo momenti che penso sia per me sia per i giovani partecipanti rimarranno indelebili.

In nome della famiglia

In virtù di tutto questo, non posso non considerare la sezione arbitri di Pinerolo come la mia seconda famiglia. Forse la terza, se contassi anche l’esercito, ma solo perché esso è giunto prima nella mia vita.

Ai ragazzi che si accingono a fare quest’esperienza, la consiglio senza esitare. Perché son convinto che troveranno come ho trovato io nell’AIA un gruppo di persone valide che li farà sentire parte di esso fin da subito.